Tutti i componenti delle macchine per la stampa flessografica oggi vengono lavati con impianti ad ultrasuoni, funzionanti con detergente a base acquosa a media temperatura.

Vengono eliminati tutti i lavaggi con solventi organici e non, troppo pericolosi per l’ infiammabilità e dannosi gravemente per la salute degli operai addetti.

L’ azione degli ultrasuoni arriva ad operare nelle parti più interne, fino a lavare anche i rulli in ANILOX veramente difficili da recuperare con i sistemi tradizionali.

rulli per la stampa flessografica

rulli per la stampa flessografica

rullo per stampa

rullo per stampa

 

rullo anilox

rullo anilox

rullo anilox lavato con ultrasuoni

rullo anilox lavato con ultrasuoni

Le lavatrici ad ultrasuoni debbono essere costruite con particolari accorgimenti a causa del rumore che producono, date le notevoli potenze che debbono essere utilizzate. Infine debbono essere automatizzate per potere lavare pezzi fino a mt. 3 e di notevole peso fino a kg. 1.000.

Da qualche anno le lavatrici della serie LIFTER vengono utilizzate in numerose stabilimenti per giornali in tutta Europa, nel pieno rispetto di ogni normativa per il contenimento del rumore. Da sempre noi produciamo lavatrici ad ultrasuoni per ogni tipo di stampa flessografica, su carta, su plastica, ecc.
Sottolineiamo inoltre che le stesse lavatrici vengono utilizzate sia per la stampa di tipo flessografica, ma anche per la stampa OFFSET.
Impianto LIFTER caricato per lavaggio con ultrasuoni

Impianto LIFTER caricato per lavaggio con ultrasuoni

Impianti della classe LIFTER

Impianti della classe LIFTER

• 

Vengono lavate perfettamente racle con ogni tipo di colore e lunghezza, insieme a rulli in ANILOX con recupero totale degli stessi.

racle sporche da lavare

racle sporche da lavare

racle lavate con ultrasuoni
racle lavate con ultrasuoni

Ciclo di lavoro:

  • Carico del pezzo sulla piattaforma
Premuto un START
  • La piattaforma scende fino alla zona interessata dagli ultrasuoni
  • Chiusura ermetica del coperchio coibentato
  • Azionamento degli ultrasuoni
e contemporaneamente
  • Movimentazione del pezzo durante tutto il lavaggio
  • Stop ultrasuoni ed apertura coperchio
  • Risalita della piattaforma al punto di partenza.

Quando è necessario che i pezzi siano lucidati a specchio, si utilizzano spazzole rotanti con pastelle di polimentatura.cucchiai in lucidaturalucidatura 10piatto argento lucidato Queste pastelle sono difficili da asportare perchè si annidano dappertutto specialmente nei punti più nascosti impossibile  da raggiungere con i sistemi tradizionali.

 

 

 

Il lavaggio con ultrasuoni si è dimostrato il sistema più efficace ed economico per ottenere una perfetta pulizia, uniforme in ogni punto del pezzo.

 Il fatto è che le pastelle sono una miscela di grassi vegetali od animali con abrasivi metallici inorganici (polvere di Tripoli, ossidi di alluminio o corindone, ecc.), esse, fino a 15 anni fa, venivano eliminate con bagni in solvente distillato ed in vapore dello stesso, solo che venivano disciolti i componenti organici ma quelli inorganici si presentavano come polverino su tutta la superficie del pezzo, obbligando l’ operatore a pulirli tutti ripassandoli a mano con uno straccio.

Da una quindicina di anni l’ uso dei solventi organici è stato praticamente messo fuori legge dalle normative sempre più restrittive dovute ai molteplici problemi di salute causati al personale addetto e di inquinamento ambientale. Le aziende del settore sono state quindi obbligate a trovare altre strade per l’ eliminazione delle pastelle e la via risultata vincente è stata quella del lavaggio con acqua e detersivi.

Non che il lavaggio con detersivi acquosi sia esente da problemi ambientali, ma sicuramente non è così nocivo per la salute degli addetti e per i problemi ambientali si è sviluppato tutto uno speciale settore nella depurazione dei bagni.

Il lavaggio con ultrasuoni con detergenti acquosi comporta lo studio di cicli di lavoro, che possono comprendere:

  • PRELAVAGGIO in acqua calda e detergente per azione di ammollimento dello sporco
  • Lavaggio con ULTRASUONI in detergente alcalino per attacare prevalentemente i grassi
  • RISCIACQUO con acqua corrente a perdere
  • Lavaggio con ULTRASUONI in detergente neutro o acido per togliere ogni residuo inorganico
  • RISCIACQUO con acqua corrente a perdere
  • Immersione in acqua DEMINERALIZZATA per eliminare la durezza dell’acqua (i sali di calcio e magnesio contenuti nell’ acqua e che danno opacità sul pezzo finito e lavato).
  • ASCIUGATURA in aria calda ventilata e filtrata a ciclo chiuso

Questo è un ciclo teorico per avere il massimo del risultato, cioè pezzi sgrassati ed esenti di ogni traccia degli abrasivi, senza macchie dovute alla durezza dell’ acqua e quindi non è sempre obbligatorio, anzi per i maggiori casi saranno sufficienti tre fasi: ultrasuoni, risciacquo ed asciugatura.

La successsioni delle varie fasi comporta che i cestelli, contenenti i pezzi da trattare, debbano essere traslati da un vasca alla successiva. Questo comporta un certo impegno di mano d’ opera, allora in molti casi si attrezza l’ impianto di sistemi di trasporto automatici con ROBOTS di tipo ortogonale: 

lavatrice ad ultrasuoni completamente automatica

lavatrice ad ultrasuoni completamente automatica

             

 

lavatrice ad ultrasuoni pluristadio con ROBOT

lavatrice ad ultrasuoni pluristadio con ROBOT

 

ESEMPIO

Lavaggio di coltelli polimentati prima della marcatura laser.  

coltelli sporchi da lavare

coltelli sporchi da lavare

telaio per pezzi da lavare

telaio per pezzi da lavare

 

coltelli lavati

coltelli lavati

pezzi lavati vanno direttamente alla marcatura laser

pezzi lavati vanno direttamente alla marcatura laser

 

Ciclo di lavoro:

  • ULTRASUONI
  • RISCIACQUO
  • DEMINERALIZZATA
  • ASCIUGATURA
 

Trasportatore passo_passo per impianti pluristadio

Trasportatore passo_passo per impianti pluristadio

Se Voi fate questa domanda a varie aziende specializzate del ns. settore, molto probabilmente Vi verrà data una risposta rassicurante, più o meno convincente e comunque molto sbrigativa.

Il fatto è che su questo argomento in Italia ancora non sono state fatte indagini e ricerche specifiche.

L’ ultimo grido in fatto di legge sul rumore così recita: 

VALUTAZIONE DEL RISCHIO RUMORE NEGLI AMBIENTI DI LAVORO 

D. Lgs. 81/2008Titolo VIII, Capo II:

“protezione dei lavoratori contro i rischi di esposizione al rumore durante il lavoro”

Il D.L.gs. 9 aprile 2008, n. 81 (Testo Unico sulla Sicurezza del Lavoro) entrato in vigore il 1 gennaio 2009, ha definito gli obblighi di valutazione e gestione del rischio rumore, dando attuazione della direttiva 2003/10/CE relativa all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (rumore).

IL LIMITE DI ESPOSIZIONE E’ ORA DI SOLI 87 db(A)

(in termini di potenza sonora, è pari alla metà della precedente soglia di 90 db(a) del D.Lgs. 277)

Circa un terzo dei lavoratori in Europa è esposto a livelli di rumore potenzialmente pericolosi per almeno un quarto dell’orario di lavoro. E non è a rischio esclusivamente chi lavora nelle industrie pesanti come la cantieristica navale !!! Il rumore può rappresentare un problema in molti ambienti di lavoro, dalle fabbriche alle aziende agricole, dai call center alle sale per concerti. Infine, la perdita dell’udito causata dal rumore, rappresenta ancora circa un terzo di tutte le malattie professionali.

L’emanazione del Decreto legislativo n. 277 aveva già avuto un forte impatto sulle aziende perché imponeva degli obblighi specifici che si traducono in una prevenzione concreta dei rischi derivanti dalla esposizione a rumore. Il decreto richiedeva la valutazione del rischio rumore e la predisposizione di uno strumento preventivo, il Rapporto di Valutazione del rumore (art. 40).

Come osserva l’ISPESL, è sempre esistita una stretta connessione tra il decreto legislativo 626/94 (norma generale di riferimento per la sicurezza sul lavoro) ed il D.lgs. 277/91 (norma specifica integrativa sul rischio rumore nel posto di lavoro).

Ora con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo n.81 del 2008, in recepimento della direttiva europea 2003/10/CE, la valutazione del rischio rumore è parte integrante del documento di valutazione dei rischi sul lavoro.

Le verifiche ed i controlli fonometrici in tutti gli ambienti di lavoro devono poi essere effettuate ogni qualvolta vengano apportate modifiche al ciclo produttivo.

La nuova legge fissa un valore limite di esposizione e due valori di controllo: 

  Livello di esposizione giornaliera al rumore(Lex/8h) in db(A) Pressione acustica di picco ponderata C

Valore inferiore di azione

80

112 Pa pari a 135 db(C)

Valore superiore di azione

85

140 Pa pari a 137 db(C)

Limite massimo di esposizione (insuperabile comunque)

87

200 Pa pari a 140 db(C)

 In adempimento alla nuova legge poi “il datore di lavoro elimina i rischi alla fonte o li riduce al minimo ed, in ogni caso, a livelli non superiori ai valori limite di esposizione” (art. 192).


 

 

 Precedente decreto legislativo n. 277/91 (abrogato)

 La legge fissava tre soglie di rumore (80, 85 e 90 dbA) che permettono di individuare quattro classi di esposizione al rumore per i lavoratori:

Valore medio giornaliero (Leq/g) in db(A)

Classe di rischio

minore di 80

rischio assente

tra 80 e 85

rischio lieve

tra 85 e 90

rischio consistente

oltre 90

rischio grave


Gli obblighi del datore di lavoro

Valutazione del rischio rumore

In base all’ articolo 190, ogni datore di lavoro deve provvedere alla valutazione del rischio rumore presente nella propria azienda al fine di individuare i lavoratori esposti a richio ed i relativi luoghi di lavoro ed attuare se necessario gli interventi preventivi e protettivi previsti dal decreto legge.

  

I dispositivi di protezione individuale

L’uso dei mezzi di protezione individuale dell’udito (cuffie, archetti, inserti auricolari) è regolato dall’art. 193 del decreto 81/2008 che stabilisce l’obbligo di metterli a disposizione per livelli di esposizione quotidiana al rumore superiori a 80 db(A) e l’obbligo d’uso per livelli superiori a 85 db(A). Il vecchio decreto 277 fissava i limiti rispettivamente a 85 e 90. 

Ma tutto questo è sufficiente nel campo del lavaggio con ultrasuoni?

Diciamo subito di no e questo, in primo luogo, perchè appunto in Italia non sono ancora state fatte le analisi sulle frequenze che sono in gioco nel nostro caso, secondo perchè le potenze che vengono utilizzate non hanno riscontro con nessuna altra applicazione.

 Le lavatrici ad ultrasuoni hanno una frequenza di lavoro dichiarata (ad es. kHz. 33 nel ns. caso), le pareti delle vasche hanno una loro massa inerziale e quando entrano in vibrazione producono una serie di onde armoniche, inferiori e superiori e che vanno dall’ infrasuono, al suono vero e proprio (20→16.000 Hz.), all’ ultrasuono che è quello che noi cerchiamo, ma anche alle armoniche superiori fino anche 100-120 kHz.

L’ onda della frequenza di lavoro, detta altrimenti “portante”,  è quella che produce la maggiore pressione, ma anche tutte le altre armoniche presentano una energia sempre minore a secondo della loro lontananza dalla portante.

Tutto il complesso delle onde contribuisce a generare la pressione acustica a cui viene sottoposto l’ operatore durante i periodi di esposizione.

In conclusione potrebbe verificarsi che una semplice analisi della pressione acustica entro la soglia dell’ udibile faccia ritenere un impianto ad ultrasuoni entro i valori ammessi per legge, ma che in effetti le sollecitazioni a cui vengono sottoposti gli operatori siano di molto superiori a quelle che si è potuto misurare con i normali fonometri integratori.

Tutto quanto sopra detto vale anche per le macchine normali, ma nel ns. settore del lavaggio con ultrasuoni è indispensabile utilizzare speciale sonde che analizzano bande fino a 100.000 Hz., come indicato dal ACGIH (Ente normatore americano che in carenza di normativa specifica europea viene preso come riferimento dai nss. organi ispettivi, come ad es. ISPEL), il quale ha fissato dei limiti speciali proprio dedicati alle lavatrici ad ultrasuoni.

Questo è un vero problema in quanto oggigiorno fonometri che abbiano sonde di tale portata sono veramente molto costosi e pochi sono gli enti che ne dispongono.

In conclusione in Italia, per ns. esperienza diretta, in tutti i casi viene tenuta come riferimento la tabella:

ACGIH (American Conference of Industrial Hygienists (ACGIH)

Tabella TLV


Il lavaggio ad ultrasuoni è particolarmente indicato per questo tipo di problema.

I pezzi torniti devono essere trattati molto delicatamente in quanto possono presentare all’ interno e specialmente all’esterno filettature, piani di riscontro rettificati od addirittura lappati. Inoltre possono presentare microfori o fori ciechi, parti interne difficilmente raggiungibili con le classiche lavatrici a spruzzo, coclea, centrifughe, ecc.

La rotazione dei pezzi deve essere quindi molto lenta in modo che i pezzi da trattare non debbano picchiare tra di loro danneggiandosi reciprocamente.

L’azione degli ultrasuoni raggiunge le parti più interne indipendentemente dalla forma, per cui il lavaggio avviene comunque ed la rotazione, ripetiamo molto lenta, serve soltanto a fare cadere sul fondo tutti i residui asportati. I pezzi al termine del trattamento si presentano pertanto perfettamente puliti in tutte le parti ed assolutamente indenni da danneggiamenti sui filetti od ammaccature sui piani lavorati.

A tal fine la MORONI ULTRASUONI® ha messo a punto una serie di lavatrici ROTOLIFTER, che rispettano esattamente i principi sopra enunciati.   

Lavatrice ROTOLIFTER ad ultrasuoni per minuterie

Lavatrice ROTOLIFTER ad ultrasuoni per minuterie

 

 Rendering ROTOLIFTER

Il ciclo di lavoro è completamente automatico, controllato da un PLC Siemens, per cui l’operatore deve solo caricare e scaricare i leggeri rotoburatti, infatti premendo un pulsante «START» la macchina esegue le seguenti fasi:

  • Discesa del buratto in posizione di azione degli ultrasuoni
  • Chiusura del coperchio.
  • Accensione degli ultrasuoni.
  • Rotazione lenta ed eccentrica del buratto in modo da assicurare il completo rimescolamento dei pezzi.
  • Contemporanea movimentazione di tutto il complesso UP/DOWN in modo da allontanare i residui metallici staccati dagli ultrasuoni.
  • Terminato il tempo prefissato il coperchio si apre ed il rotoburatto risale alla posizione iniziale.

Con questo sistema si è potuto affrontare molto brillantemente problemi molto difficili con il minimo apporto di manodopera.

Alcuni particolari limite e molto difficoltosi solo con queste lavatrici è stato possibile pulire:

puntine per refil

puntine per refil

iniettori per motori

aghi 

 

normalmente però i particolari da trattare sono ad es.:

tornerie di precisionetornerie stampatetornerie meccaniche

Con le vasche ROTOLIFTER vengono lavati:

  • Tornerie di precisione e non
  • Tornerie stampate
  • Minuterie metalliche
  • Raccorderie di ogni tipo
  • Viterie e bullonerie

Presso la ns.  sala prove  abbiamo continuamente in funzione alcune lavatrici di questo tipo a disposizione della clientela per prove dimostrative direttamente sui propri pezzi.

Lavatrice ROTOLIFTER durante il lavaggio con ultrasuoni

Lavatrice ROTOLIFTER durante il lavaggio con ultrasuoni

rotoburatto particolare
rotoburatto particolare

Vengono realizzati impianti pluristadio con ROTOBURATTI a funzionamento completamente automatico con un solo operatore addetto.
ALTA PRODUTTIVITA’
SEMPLICE MANUTENZIONE 
Trasportatore PASSO_PASSO

Trattiamo qui il lavaggio con ultrasuoni degli stampi di notevole mole, gli stampi piccoli non richiedono particolari lavatrici, ma quando si cominciano a superare i 100 Kg. il problema diventa complicato.

Prima di tutto esiste un problema nel maneggiamento: lo stampo deve essere preso con un argano di sollevamento e posizionato in immersione nella vasca e lì tenuto per tutto il tempo necessario.

Poi deve essere ruotato per presentarlo in tutto alle parenti radianti le onde ultrasonore, operazioni scomode e poco sicure per il personale addetto.

Da anni la MORONI ULTRASUONI® ha messo a punto una serie di lavatrici dedicate, completamente automatiche, che richiedono l’intervento dell’ operatore solo al momento del carico e scarico con un carrello. Operazione tutta in sicurezza assolutamente normale che richiede pochi minuti.

Tutto il resto viene compiuto dalle lavatrici ad ultrasuoni della serie LIFTER 

Vasche LIFTER in serie

Vasche LIFTER in serie

Impianti della classe LIFTER

Impianti della classe LIFTER

Impianto LIFTER caricato per lavaggio con ultrasuoni

Impianto LIFTER caricato per lavaggio con ultrasuoni

Come detto gli stampi vengono appoggiati su una piattaforma, quindi, premendo uno pulsante  «START», parte il ciclo automatico: 

  • Discesa della piattaforma fino all’altezza della zona interessata dagli ultrasuoni.
  • Chiusura del coperchio insonorizzato.
  • Partenza degli ultrasuoni e, contemporaneamente,
  • Movimentazione verticale UP/DOWN del pezzo per agevolare l’uniformità della pulizia e l’allontanamento dello sporco. Il tutto temporizzato.
  • Riapertura del coperchio e risalita della piattaforma al punto di scarico.

Abbiamo lavato in 15 anni stampi di tutti i generi, fino a 1.500 Kg. con risultati davvero sorprendenti sia per il risultato di lavaggio che per la produttività dell’impianto.